Mostra fotografica astratta “Immagina” di Vincenzo Bucci e Bruno Vallarin

Sabato 23 / Domenica 31 Luglio 2016 Sala Purificato - Complesso S. Domenico

Sabato 23 Luglio p.v. alle ore 18.00 presso la Sala Purificato del Complesso di San Domenico a Fondi, in via San Tommaso d’Aquino, avrà luogo il vernissage della Mostra fotografica astratta “Immagina” dei fotografi fondani Vincenzo Bucci e Bruno Vallarin.

L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Fotografichementi, è patrocinata dal Comune di Fondi e dal Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi.

La Mostra, ad ingresso libero, resterà aperta fino a Domenica 31 Luglio dalle ore 18.30 alle 23.00.

Scrive il critico d’arte Giorgio Agnisola: «Bucci e Vallarin, artisti dal serio e consapevole mestiere, che da tempo hanno abbandonato lo scatto convenzionale per cercare nella stessa realtà visibile spazi interiori di sguardo e di senso» si collocano sul «fronte sperimentale» della fotografia, nello specifico quello degli «indirizzi astratto-informali. Molti aspetti della loro arte fotografica, attesa senza elaborazioni computerizzate, unicamente affidate all’occhio e all’obiettivo, sono convergenti e in particolare una certa attenzione all’uomo, che compare come sagoma simbolica, con una oscillazione metaforica tra intimismo e tensione sociale. […] In Bruno Vallarin […] prevale un’attenzione a spazi dilatati, quasi astrali. Gli scatti colgono spesso corpi e oggetti vaganti con equilibrio e misura, come nell’opera di celebri maestri dell’arte contemporanea, per esempio Mirò. La natura tuttavia non è assente. Appare come sfondo talora, come orizzonte. Viceversa le opere informali sono segnate da una compresenza di molteplici piani, che si addensano e si ribaltano in un multiplo e suggestivo e scenografico sipario di zone d’ombra e di luce. In Vincenzo Bucci l’occhio si focalizza maggiormente nel particolare. Frequentemente il suo vigile sguardo sembra felicemente legarsi alla cronaca, ricorrendo ad inserti per così dire giornalistici. Sicché negli spartiti prevale il segno, anche descrittivo. Che in alcuni lavori ricorda intensamente i graffiti e gli slogan della moderna denuncia sociale. E tuttavia non mancano opere più astratte, che muovono ancora dall’orizzonte segnico per assumere una configurazione linguistica più ampia e generale. Per entrambi si percepisce che la fotografia costituisce un’autentica avventura dello sguardo, una vera esplorazione. La loro non è solo di ricerca di contenuti visivi e di forme, ma anche e soprattutto di corrispondenze interne, di orizzonti d’anima. La fotografia diventa per essi una sorta di erranza psicologica e spirituale, un rincorrere sui modelli dell’arte visiva contemporanea una personale e consapevole storia interiore».


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